Renato Guttuso

Renato Guttuso compie gli studi classici a Palermo. Nel 1931 si trasferisce a Roma dove espone alla I Quadriennale; qui entra in contatto con i pittori della scuola romana dai quali assorbe i primi elementi di uno stile tonale e di una reazione anti-Novecento. In questi anni Guttuso si volge verso un’arte di matrice realistica. Evidenti sono gli elementi formativi del suo linguaggio: il Picasso di Guernica, il pre-espressionismo di Van Gogh, l’arte popolare, la sicilianità, i realisti francesi dell’Ottocento. Tra il 1940 e il 1942 partecipa al movimento milanese di Corrente. Nel dopoguerra è coinvolto nel Fronte nuovo delle arti con opere di rottura, di forte influsso postcubista, come Marsigliese contadina del 1947. Quando nel 1948 il Fronte si scioglie, Guttuso è tra gli animatori del movimento realista. Proprio alla crisi di quest’ultimo reagisce, a partire dal 1958, accogliendo influenze espressioniste ed elementi di rottura formale. Da questo momento in poi rinnova il suo realismo dall’interno, mantenendolo aperto ai più vari apporti culturali.
Il pittore siciliano è stato il punto di riferimento del neorealismo italiano del secondo Novecento distinto e riconoscibile tanto nei temi sociali quanto, più spessi, nei soggetti ispirati alla sua terra natia, la Sicilia. Terra generosa, offre allo sguardo dell’artista straordinari scorci di quotidiano, che egli sviluppa nel tema della natura morta: interni con cesti e fischi, frutta, agli e cactus, tendaggi colorati, tutto parla il linguaggio di una terra dalle profonde contraddizioni ma prodiga di emozioni visive e di colori caldi.
E’ dalle parole di Guttuso stesso che viene la migliorespiegazione del suo modo di intendere l’arte: «l’arte del dipingere consiste nella imitazione delle cose del mondo. Niente di più e niete di meno, ma è molto. Poichè per imitazione va intesa una fatica complessa che implica la tensione di molte facoltà, la riflessione, la partecipazione al mondo delle cose. Il risultato è semplice e libero come per tutte le opere complesse».

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