Remo Salvadori

Nato a Cerreto Guidi (Firenze) e trasferitosi a Milano dai primi anni Settanta, Remo Salvadori si afferma come esponente di una generazione successiva all’Arte Povera e al Concettualismo. Utilizza dapprima la fotografia o gli oggetti comuni, disseminandoli nello spazio, per reinterpretare concetti filosofici o figure archetipiche.
Lo spazio è sempre il riferimento principale dell’artista, che lo interpreta come fonte di energia psichica creatrice, cosicché anche il suo studio viene tematizzato nell’opera, e trasfigurato nelle risonanze spirituali che sempre gli ambienti e gli oggetti assumono nel suo lavoro. Grande attenzione viene posta all’interlocutore spesso direttamente tematizzato nell’opera (Losservatore e non loggetto osservato, una scultura degli anni Ottanta).
Per Salvadori l’opera d’arte nasce sempre come volontàdi percepire, ponendosi in relazione con la «sonorità» interiore dello spazio in cui essa viene creata. Secondo le sue parole, la creazione “è un percorso da fare con mente, cuore e membra, in direzione di un desiderio di consapevolezza, quasi fosse un’ascensione e l’ascendereèanche un vedersi”.
Le opere fanno spesso parte di cicli. Tra queste famiglie –che si evolvono secondo una maturazione lenta e consapevole – Nel momento èun lavoro avviato nel ’74 che si compone di lastre di metallo di varie dimensioni su cui l’artistaèintervenuto con tagli e piegature in una complessa dinamica di pieni e di vuoti. Il titolo dell’opera restituisce l’idea di momento sia come ‘istante’, sia come ‘durata’, in riferimento tanto al tempo della creazione, quanto a quello della fruizione.
Per Salvadori l’arte èuna comunione di opposti. Le opere si fondano sulla dialettica, concettuale e formale, fra interno ed esterno, unicitàe molteplicità, spiritualitàe materia. In molte sculture e installazioni ricorrono forme geometriche interpretate come simboli: come il quadrato, indice della dimensione terrestre, contrapposto al cerchio, metafora delle geometrie celesti. I materiali prescelti, i metalli per le sculture (l’importante ciclo dei Verticali) o la grammatica dei colori (Lampada, 1988-89) per le opere su carta, richiamanole teorie dell’antroposofo Rudolf Steiner. Tutto il lavoro di Salvadori verte sull’idea di superamento dei principi di opposizione, che gli deriva dalla frequentazione di quel pensiero come disciplina interiore espressa nell’arte, in modo da giungere a una percezione piùprofonda della realtà. Remo Salvadori ha esposto presso gallerie private come Lucio Amelio a Napoli (1978), Salvatore Ala a Milano e New York (1980 e 1982), Mario Pironi a Roma (1981, 1985 e ’86), Christian Stein, Milano (1988, 1999, 2005, 2017) Building, Milano (2017). Ha tenuto mostre antologiche presso istituzioni come l’Art Gallery of Ontario, Toronto, nel 1987; Le Magasin, Grenoble e il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 1991, il Museo Pecci di Prato nel 1997; la Fondazione Querini Stampalia a Venezia nel 2005, il Maxxi di Roma nel 2012. E’stato invitato alla Biennale di Venezia nel 1982, 1986, 1993 e a Documenta a Kassel nel 1982 e 1992. Fra le mostre collettive a cui ha partecipato ricordiamo Chambres damisa Gent nel 1986, la mostra inaugurale del Museo Mori di Tokyo nel 2003 e Ytaliaal Forte del Belvedere a Firenze nel 2017.