Paolo Scheggi

Nato a Firenze nel 1940, muore giovanissimo a Roma nel 1971. Nell’arco di un decennio “lungo” (1958-1971) la ricerca di Paolo Scheggi attraversa diversi campi del sapere e discipline differenti: arti visuali, architettura, moda, poesia, performance urbana e teatrale e approda ad una riflessione concettuale e metafisica. A Milano dal 1961, stringe un rapporto di vivace collaborazione con Germana Marucelli per la cui sartoria riprogetta gli spazi che verranno inaugurati nella sfilata di abiti optical della primavera 1965; entra in contatto con le nuove ricerche del capoluogo lombardo, frequentando il gruppo attorno ad Azimuth e i primi esponenti dell’arte programmata, mentre Lucio Fontana, fin dal 1962, ne segue la ricerca con attenzione. Nel 1964 Carlo Belloli lo ascrive tra i 44 protagonisti della visualità strutturata, nel 1965 è ascritto da Dorfles tra gli esponenti della Pittura Oggetto; nello stesso anno entra nel movimento di Nove tendencije e stringe contatti internazionali, specialmente in area nord europea dove espone a più riprese e partecipa alle mostre del gruppo Zero e Nul.
Fondamentale la direzione architettonica e ambientale che la sua ricerca intraprende dal 1964, lavorando e confrontandosi con Nizzoli Associati (Mendini, Oliveri, Fronzoni), con Bruno Munari (Sala del Cinema Sperimentale, Triennale milanese del 1964) e sfociando nella Intercamera plastica ideata dalla fine del 1966 e presentata a Milano alla Galleria del Naviglio nel gennaio del 1967.
Dal 1968 la sua indagine si apre in direzione teatrale e performativa, affrontando il superamento dello spazio tradizionale della scena e della galleria ed estendendosi nella città (nota la sua Marcia Funebre o della geometria per Campo Urbano a Como, nel 1969, la performance Oplà Stick tenutasi a Milano-Galleria del Naviglio, Firenze-Galleria Flori e strade della città, Zagabria-Galleria Student Center, in occasione di Nove tendencije 4, 1969).
Gli ultimi due anni lo vedono impegnato in una ricerca concettuale che si conclude con i Sette spazi recursivi autopunitivi (non realizzati), i seiprofetiperseigeometrie e l’ambiente Ondosa, ancora da indagare nella loro complessità. Presente alla edizioni della Biennale di Venezia del 1966, 1972, 1976 e del 1986, Scheggi espone nelle principali manifestazioni artistiche del tempo: da Parigi a Buenos Aires, da New York ad Amburgo, da Düsseldorf a Zagabria.

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