Giacomo Manzù

Nasce a Bergamo nel 1908 e muore a Roma nel 1991. Dodicesimo di quattordici fratelli, frequenta la scuola fino alla seconda elementare, essendo suo padre calzolaio e la famiglia di condizioni economiche precarie. Giovanissimo lavora presso botteghe d’intaglio e doratura del legno (1919- 1920). Modella e disegna anche per proprio conto mentre segue i corsi di plastica decorativa in un istituto serale presso il quale si diploma. Svolge il servizio militare a Verona dove ammira le porte di san Zeno. Saltuariamente frequenta i corsi dell’Accademia Cignaroli (1927). Dal 1928 si dedica esclusivamente alla scultura. L’anno successivo tenta la carta parigina, ma viene rimpatriato per mancanza di mezzi di sussistenza. Si trasferisce allora dal ’30 a Milano.
Qui riceve il primo incarico: la decorazione di una cappella dell’Università Cattolica. Comincia a lavorare il bronzo e si lascia alle spalle le suggestioni dell’arte egizia e minoica per guardare a Medardo Rosso. Negli anni seguenti realizza le prime versioni della Bambina sulla sedia (1933) e del Cardinale (1936): soggetto ieratico in bronzo, diverrà una presenza costante nella sua produzione, permeato della nuova sensibilità luministica. È a Roma una prima volta nel 1934 e ancora nel 1937. Va a Parigi con Aligi Sassu e ha l’occasione di conoscere Rodin: trent’anni dopo vi tornerà e questa volta l’incontro sarà con Picasso. Nel 1940 ottiene la cattedra di scultura presso l’Accademia di Brera a Milano (tra i colleghi: Carrà, Marini e Casorati). Fra il ’39 e il ’42 lavora al ciclo di bassorilievi con le Deposizioni e Crocifissioni.
Nel ’48 vince il Premio della scultura ex aequo con Henri Moore alla Biennale di Venezia e l’anno dopo presenta il primo progetto per la Porta della Basilica di San Pietro: i disegni e i bozzetti costituiscono un complesso artistico fondamentale nella sua ricerca. Negli anni tra il 1954 e il 1960 insegna all’International Sommerakademie di Salisburgo ed esegue la Porta Centrale del Duomo della città. Nel ’56 la Biennale di Venezia gli riserva una sala e la presentazione è a firma di Cesare Brandi. Nel 1958 da Milano si trasferisce a Roma. Soggiorna a New York (1961), fissa poi la residenza nei pressi di Ardea vicino Roma. Nel 1961 viene autorizzato dal pontefice Giovanni XXIII a modificare il tema originario della Porta di San Pietro in La Porta della Morte. Scultore prediletto dal Vaticano, alla morte del papa ne realizza la maschera mortuaria. Nello stesso anno collabora con Stravinskij (progetterà la sua tomba a Venezia) per le scenografie e i costumi di Edipo Re, al Teatro dell’Opera di Roma.
Fra il 1965 e il 1969 è impegnato con la Porta della pace e della guerra per la chiesa di Saint Laurenz a Rotterdam (1965-69). “Il mio lavoro – scrive Manzù – è il ritratto della mia voce… Vi è la sedia, che è l’unica eredità di casa mia, vi sono i cardinali, che sono il ricordo della mia infanzia, vi è il Cristo dell’umanità, che è stato il mio primo conforto e poi sconforto, vi è il partigiano impiccato che ho visto, vi sono i morti innocenti della guerra, l’incontro con Inge, che mi ha portato l’amore nella vita e nel lavoro…”. Centinaia di sue opere – scultura, grafica, esemplari aurei – formano il corpus della Raccolta Amici di Manzù ad Ardea, inaugurata nel 1969 e donata allo Stato negli anni Ottanta. Dal 2009 esiste anche la Fondazione Giacomo Manzù. Fra le mostre si ricorda l’antologica in Palazzo Venezia a Roma (2003).

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