Gabriele Basilico

Gabriele Basilico esordisce alla fine degli anni sessanta con fotografie di indagine sociale. Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano (1973), si dedica alla fotografia. La sua prima ricerca importante risale agli anni 1978-198: Milano. Ritratti di fabbriche, presentata nel 1983 al PAC di Milano. Il primo incarico internazionale è del 1984, unico fotografo italiano invitato a partecipare alla Mission Photographique de la DATAR, l’importante progetto di documentazione delle trasformazioni del paesaggio contemporaneo voluto dal governo francese. Da questo lavoro nascono il libro e la mostra Bord de mer. Le trasformazioni del paesaggio contemporaneo, la forma e l’identità delle città e delle metropoli, sono stati gli ambiti di ricerca privilegiati di Gabriele Basilico. Tra le numerose città prese in esame, oltre a metropoli quali Rio de Janeiro e Shanghai, compaiono anche Roma e Torino. Ha partecipato a innumerevoli progetti di committenza pubblica su incarico di importanti istituzioni e le sue fotografie fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. All’interno della sua vasta opera di riflessione sulle trasformazioni del territorio il tema della città come complesso e raffinato prodotto dell’economia e della storia occupa un posto centrale.  Il rigore dello stile documentario viene usato per raccontarne il costante processo di stratificazione e ibridazione che le modella le città.
La città di Basilico non è mai fatta di “immagini rubate”, come è nello stile dei reporter, ha adottato invece quel modo analitico che segna la grande fotografia documentaria del Novecento, e che troviamo in Eugène Atget e Charles Marville. Un modo sul quale hanno avuto grande influenza la fissità delle città disabitate di Giorgio de Chirico e l’attenzione alle volumetrie urbane delle periferie dipinte da Mario Sironi.

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